E noi ce ne andiamo

E’ stata momentaneamente scongiurata la Grexit (ovvero l’uscita della Grecia dall’Unione Europea), è già avvenuta la Brexit (l’uscita della Gran Bretagna) con un referendum e già tutti stanno cercando di capire chi sarà il prossimo ad andarsene.

Bruxelles, il Parlamento Europeo

Bruxelles, il Parlamento Europeo

Le tentazioni indipendentiste sono fortissime e lo slogan “padroni a casa nostra” viene sventolato, in molte lingue, ad ogni possibile occasione. Sicuramente a Bruxelles hanno combinato molti pasticci, sicuramente per una multinazionale mondiale e potentissima è molto più comodo effettuare pressioni lobbistiche presso una sola istituzione centralizzata che presso molte istituzioni diverse, sicuramente l’Unione Europea è costantemente paralizzata da egoismi e rivalità interne che ne impediscono il pieno funzionamento, sicuramente l’Europa, come ora è configurata, ha un sacco di problemi di coesione, e forse, ancor più, di visione.

Ma, chiunque si metta a ragionare capirebbe subito che l’idea di uscire dall’Europa è l’ennesimo tentativo di buttar via il bambino con l’acqua sporca, secondo la logica che se qualcosa non funziona buttiamo via tutto, dimenticano che nessuno butterebbe via la propria automobile perché si sono fulminate due lampadine.

La logica “o tutto o niente” rappresenta una pericolosa deriva di idealismo fanatico, basata su di un approccio unicamente emotivo ai problemi, ed è assolutamente catastrofica perché non può che portare ad una eterna paralisi, visto che la politica è l’arte del continuo compromesso e della mediazione.

Ma cosa significa lo slogan padroni a casa nostra? I problemi legati al terrorismo sono forse problemi locali? E quelli del traffico di sostanze stupefacenti? E l’estradizione di un criminale? E l’inquinamento, lo scioglimento dei ghiacciai con il conseguente innalzamento delle acque, le migrazioni di popoli, la fuga (o libera circolazione, secondo la dicitura liberista) dei cervelli, la diffusione di malattie infettive, la ricerca scientifica, i diritti d’autore, i grandi corridoi internazionali di trasporto per merci e passeggeri, la politica energetica, gli standard di sicurezza dei prodotti industriali, e mille altre cose ancora sono forse problemi locali?

A ben vedere di problemi che abbiano una pertinenza solo locale ce ne sono proprio pochi, ma veramente pochi, anche perché molti problemi apparentemente locali debbono poi armonizzarsi con delle logiche molto più ampie, debbono confrontarsi con un mondo vastissimo di cui l’Europa intera (743,1 milioni di persone – rilevazione del 2015) rappresenta solo il 10% dell’intera popolazione mondiale (7,47 miliardi di persone, stima effettuata nel dicembre 2016). Se già l’Europa è così numericamente piccola, immaginiamo un singolo stato che potere negoziale potrebbe avere di fronte al resto del mondo.

Qualsiasi forma di autarchia è una autentica follia e non ha mai avuto precedenti nella storia che non fossero totalmente catastrofici. Le piste carovaniere del neolitico raccontano come dai primordi dell’umanità il trasporto di merci sia sempre stato importantissimo, non fosse che per il fatto che quello che in un luogo è abbondante in un altro è scarso e quindi prezioso. Gli antichi romani compravano il grano in Egitto, le vie della seta e delle Indie raccontano storie immense di scambi agricoli, gli oggetti trovati dentro le tombe etrusche, assire, egiziane, maya e di moltissimi altri popoli raccontano di fecondissimi scambi di artigianato tra popoli diversi e lontanissimi.

Di questi tempi occorrerebbe allargare la visione politica al mondo intero, dare maggiori poteri all’ONU per fermare le guerre in atto e prevenire le future, invece di metterci sempre nell’orbita, nell’ombra o a far da zerbino di qualche potente di turno (gli americani, i russi, i sauditi, i cinesi, ecc.) favorendo il continuo fiorire di nuovi conflitti e garantendo l’impossibilità di soluzione a quelli in atto. E non potrebbe essere diversamente, visto che tutte queste potenze, pur piccole di fronte alla vastità del pianeta, hanno assoluto bisogno di primeggiare ed accaparrare a spese di altri, non avendo altra visione in politica internazionale che non sia quella del benessere proprio ottenuto attraverso la predazione delle risorse altrui.

L’atteggiamento sdegnoso del “noi ce ne andiamo”, “via dai miopi burocrati di Bruxelles”, è l’equivalente su scala molto più grande del “se non fate quello che dico mi suicido”. Anche se molte forze politiche fanno a gara a cercare la risposta viscerale e aggressiva delle masse, confondendo i problemi dell’Euro e quelli dei migranti con l’Europa, non c’è alcuna alternativa al dialogo e alla mediazione, pur dando per scontato che ogni mediazione significa rinuncia a qualcosa.

Le migliaia di guerre che hanno segnato la storia, le infinite sofferenze dei depredati e degli espulsi, le terribili umiliazioni di popoli da parte di altri popoli, sarebbe ora che cominciassero ad essere portatrici di qualche insegnamento a questa umanità smemorata. Solo l’unione, la cooperazione, la federazione, la creazione di grandi organismi sovranazionali a cui cedere anche parte della propria sovranità nazionale (altrimenti avremmo semplici salotti letterari) possono garantire un futuro migliore per questo piccolo e maltrattato pianetino. E il giorno fortunato in cui ci dovesse essere un unico grande governo mondiale, gli scontenti potrebbero andarsene verso… altre galassie.

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