Le caste concentriche

L’esercizio di maggior successo al momento è quello di sparare sulla casta dei politici che ci governano, vista l’esagerazione dei privilegi e la sfacciata arbitrarietà degli stessi.

Tutti vorrebbero spazzare via con stizza, o almeno ridurre a punitiva sobrietà, tale casta così inetta, improduttiva e rissosa, ma non molti si rendono conto che questa non è altro che una fedele proiezione di quello che avviene ovunque nel paese ad ogni livello.

L’Italia è una nazione di caste concentriche, dove ogni ruolo sociale ogni professione, ogni tutela giuridica o sindacale concorre alla formazione di uno specifico gruppo chiuso. Esistono le caste degli ordini professionali (peculiarità tutta italiana), quelle dei magistrati, quelle dei medici, quelle degli imprenditori, quelle degli intellettuali, quelle sindacali, quelle dei docenti, quelle dei funzionari di ogni possibile amministrazione pubblica o privata, quelle basate sulle licenze limitate, e così via.

Anche le categorie sociali più umili, grazie all’intervento dei sindacati, si sono trasformate in caste e i sindacati stessi traggono il loro peso politico e il loro consenso dalla trasformazione in caste delle varie categorie di lavoratori.

Tutte le caste hanno lo scopo di garantire l’inaccessibilità dall’esterno alle varie professioni, eliminare la concorrenza oppure renderla nepotistica e clientelare, fornire l’impunità di fronte alle proprie responsabilità, costituire un potere di pressione nella società e assicurare l’impermeabilità a qualsiasi rinnovamento o riforma.

Come la società civile, perfino quella incivile è organizzata per caste, con le varie poliedriche strutture del crimine organizzato per bande, cosche, mafie, mandamenti, ecc. (equivalenti criminali delle caste), e possiamo veramente affermare che non esiste quasi nessun cittadino italiano che, in qualche modo, non abbia una qualche appartenenza ad un gruppo di pressione; se esistessero ancora gli anacoreti, quelli italiani, prima o poi, ci proverebbero pure loro.

Insomma, la casta è uno stile di vita, un modo di essere, una caratteristica di italianità, alla faccia dei tanti inutili discorsi sul liberismo.

La grande utopia dei nuovi masanielli vorrebbe colpire una casta sola, ovviamente quella a cui loro non appartengono, raccontandoci che loro sono tutti cattivi, ma, se nel furore giacobino andassero ad essere toccate anche solo quelle limitrofe, crollerebbe tutta l’Italia con un effetto domino imprevedibile ed inarrestabile.

Toccare questo sistema sclerotizzato sarebbe un suicidio politico per chiunque, perché coloro che per poter esercitare qualsiasi attività hanno dovuto fare sforzi e sacrifici, giustamente difenderanno strenuamente le loro fatiche, mentre coloro che ci sono entrati per raccomandazione continueranno ad usare tutte le loro aderenze per conservare il loro status.

Insomma, se si tocca anche una sola casta crollerebbe l’intera piramide. E questo mi fa pensare che la denuncia dei mali della società, da parte dei tanti grilli parlanti, è solo un ozioso fatto di costume o, al massimo, un esercizio letterario.

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