Guerra ad armi non convenzionali

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“Sun over Parthenon, Athenian Acropolis (3-4 perspetive, rear facade). Athens, Greece” by Mstyslav Chernov

Quello che è successo, sta succedendo e succederà alla Grecia è esattamente una guerra di annientamento al rallentatore, sotto gli ipocriti panni delle trattative economiche, ispirandosi al noto principio della rana bollita teorizzato da Noam Chomsky.

L’Unione Europea (Unione? Ma dove?) ha utilizzato con la Grecia un nuovo tipo di arma: il cappio al collo finanziario, che appartiene, in forma raffinata, alla filosofia di quegli armamenti che uccidono le persone e lasciano intatte le cose. La prova generale di questa guerra è stata già fatta a Cipro, con la confisca dei soldi nei conti correnti dei cittadini, e, visto il buon risultato dell’operazione, il tiro può essere alzato su obiettivi sempre più grandi.

La Grecia, che più di ogni paese europeo aveva fatto i “compiti a casa”, tagliando dipendenti pubblici, servizi, sanità, pensioni, trasporti e tutto il tagliabile – tanto che si è ridotta alla fame e ha alzato il tasso di mortalità in maniera vergognosa per assenza di cure mediche – è stata sconfitta, umiliata, calpestata. Le si chiede perfino il pignoramento dei suoi gioielli archeologici, artistici e paesaggistici, le si chiede addirittura di cambiare governo – abiurando alla democrazia – per insediarvene uno più gradito e prono ai nuovi conquistatori.

Eppure tutti sapevano da tempo che la Grecia non avrebbe mai potuto restituire i debiti e non li potrà mai restituire in futuro, perché questi sono esagerati per la sua economia e perché aumentano continuamente a causa degli interessi. Già molti anni fa, quando era già chiaro che il credito non poteva essere pagato, le sono stati fatti nuovi prestiti allo scopo di pagarlo, ma questi, logicamente, hanno aggiunto nuovi interessi ai debiti già esistenti, e così via per anni e anni, arrivando a cifre da capogiro. L’idea che un limone, spremuto all’infinito, dia succo infinito, non so a chi mai potrebbe venire in mente, eppure, con la Grecia, il ragionamento fatto è stato proprio questo.

E non si vede perché dei creditori incauti (la metto così per decenza, ma vorrei dire troppo altro) debbano essere esonerati totalmente da qualsiasi forma di rischio, che, invece, nella vita reale assilla quotidianamente qualsiasi creditore.

Questa guerra porta una enorme e spaventosa serie di sconfitte, che voglio elencare sapendo in partenza che ne dimenticherò tantissime:

  1. Sconfitta della Grecia. la resa è stata ottenuta in maniera talmente vergognosa e oltraggiosa verso il popolo greco e non è difficile pensare che ci saranno delle bruttissime conseguenze. Le condizioni imposte sono talmente ignobili che non capisco come i negoziatori abbiano potuto accettarle, essendo loro stessi il governo più legittimato dal favore popolare di tutta la storia europea. Troppe cose mi sono incomprensibili su questo punto oscuro.
  2. Sconfitta dell’Euro. Su questo tema ho già scritto il precedente post. Ma quello che è successo mostra ancor più chiaramente che l’Euro è il problema e occorre fuggire al più presto dalla sciagura di tale moneta unica, visto gli scempi che ha già portato a così tante economie.
  3. Sconfitta dell’Unione Europea. Era stato il sogno più bello dal dopoguerra ad oggi. Ma se i rapporti interni degli stati, invece che a cooperazione ed accordi, sono improntati solo alla legge della giungla, dove il forte sbrana il debole, allora non vedo cosa ci stanno a fare quelle inutili istituzioni così costose e lontane dai cittadini, istituzioni che proprio ora hanno dimostrato e testimoniato la loro completa inettitudine e inutilità.
  4. Sconfitta dei creditori. Poche cose sono così chiare come il fatto che mai e poi mai il debito potrà essere saldato. Anche le ultime vessazioni, per quanto atroci sono comunque fini a se stesse, perché, presto, anche il nuovo prestito ponte non potrà essere ripagato, e quindi il tanto sbandierato accordo non è vittoria, ma sconfitta procrastinata.
  5. Sconfitta della Germania. La politica tedesca ha fatto la figura del proverbiale elefante nella cristalleria. Ha ottenuto il suo scopo finanziario, ma al costo di scatenare la più grande campagna d’opinione anti-tedesca che ci sia mai stata dai tempi del nazismo. Perfino i più compassati quotidiani inglesi hanno scritto articoli infuocati contro l’intero popolo tedesco, con una violenza che, raramente, si è mai vista nel giornalismo britannico. Non esiste un social network che non riporti raffiche di insulti alla Germania ci troviamo di fronte ad una campagna di stampa e di mobilitazione dell’opinione pubblica che richiama alla memoria più la seconda guerra mondiale e la guerra fredda che le idilliache promesse dell’Unione Europea. Con questo atto di annientamento della Grecia la Germania ha di fatto seppellito l’esperienza pacifica e collaborativa dell’Unione Europea, anche se, l’inerzia delle istituzioni potrà tenere volentieri ancora in vita i morti.
  6. Sconfitta dei governi. Tutti i governi che hanno seguito o guidato la trattativa sono entrati in totale scollamento con i cittadini. Le reazioni popolari sono state quasi tutte, con enorme vigore, filo elleniche, mentre i governi si sono tutti prostrati ai voleri della Germania. Anche la stampa, con eccezioni non troppo numerose, ha tifato con vigore per i Greci. I governi si sono mostrati non unanimi ma succubi, mandando sempre segnali schizofrenici verso i cittadini e verso i colleghi politici. Alcune pagine della trattativa sono state di autentica vergogna: la proposta finlandese di pignorare l’Acropoli e il Partenone è una proposta da ubriaco in cerca di rissa, non da governo democratico europeo. E questi oltraggi non si dimenticheranno tanto facilmente.
  7. Sconfitta della pace. Quando un popolo viene schiacciato, calpestato, depredato e umiliato oltre i limiti del vergognoso non si può pensare che non ci siano gravi conseguenze. Non meravigliamoci se in futuro sentiremo dei fucili sparare e la sirena del terrorismo fare proseliti. Le cause che sono state mosse sono compiutamente di guerra. La pace in Europa ha rischiato già molto con la Bosnia, ma ora i rischi sono ancora superiori.

Per concludere, vorrei ricordare che la Grecia è stata infinite volte sconfitta e conquistata: Persiani, Macedoni, Romani, Turchi, tanto per citare i più noti. Eppure ha sempre sopraffatto i suoi vincitori grazie alla sua superiorità morale, interiore, artistica e culturale. Ha trasformato l’impero macedone in impero ellenistico, ha inventato la democrazia, l’estetica, la filosofia, la ricerca della bellezza e troppe altre cose che non occorre elencare perché tutti già sanno; diceva Orazio «Graecia capta ferum victorem cepit, et artes intulit agresti Latio» [la Grecia, conquistata, conquistò il selvaggio vincitore e portò le arti nel rustico Lazio] (Epistole, II, 1, 156).

Cara Grecia, madre dell’occidente, che hai inventato pure il nome di Europa, continua a riprenderti le tue vittorie trasformando un giorno queste mandrie insulse di rozzi contabili, depravati dalle disumane speculazioni finanziarie, in esseri umani un tantino più civili.

Di fronte alla brutalità, la civiltà prima o poi trionfa. I tempi della brutalità sono immediati, per l’assenza di etica e di intelligenza, mentre i tempi della civiltà sono molto più lunghi, ma la notte non dura, e questa è una grande certezza.

Grazie Grecia, per quello che già hai donato per tanti secoli a tutto il genere umano senza pretendere mutui né interessi!

L’Euro contro l’Europa

"EURO-Symbol" by Wettach - Own work. Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

“EURO-Symbol” by Wettach – Own work. Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

Ne avessi trovato uno di giornali che operasse un distinguo! A quanto pare tutti sono convinti che Euro e Europa siano la stessa cosa e che l’uscita di un paese dall’Euro comporti automaticamente l’abbandono della permanenza nell’Unione Europea.

Eppure il fatto che Regno Unito, Svezia, Danimarca, Bulgaria, Croazia, Polonia, Repubblica Ceca, Romania ed Ungheria non siano nell’Euro, non fa nascere alcun sospetto che una qualche distinzione si possa immaginare.

L’incapacità di questa distinzione, sta mettendo in crisi più di mezzo secolo di sforzi per fare sì che nazioni che sono state in millenario conflitto l’una contro l’altra creassero una grandissima federazione con un prestigio internazionale, una vastità di popoli e territori, un mercato interno e una ricchezza culturale tale da non temere alcuna inferiorità rispetto alle altre grandi potenze che creano zone di influenza sul pianeta. Continua a leggere

Il paradosso dell’evasore

Nel mio mestiere di insopportabile guastafeste mi imbatto sempre più frequentemente nelle tonitruanti crociate contro gli evasori.

Viene detto che se non ci fosse l’evasione il debito pubblico sarebbe già stato annullato, che l’evasore è un parassita della società; viene rilanciato come un mantram lo slogan “pagare meno, pagare tutti”, e ogni tipo di paragone tra l’evasore e il male assoluto non è mai stato risparmiato.

Essendo considerata l’evasione il delitto civico per antonomasia, si è deciso di abolire ogni possibile libertà ai cittadini per meglio perseguirla: abolizione del segreto bancario e di qualsiasi correlata forma di privacy, abolizione delle transazioni in contanti e susseguente obbligo di diventare tutti clienti  delle banche, diminuito diritto di difesa di fronte ad accertamenti fiscali, accertamenti basati su paramentri induttivi e non più su riscontri documentali, istituzionalizzazione delle delazioni anonime, istituzione di uno spionaggio elettronico su tutti i cittadini gestito dall’agenzia delle entrate (si chiama Gerico 2014), e mille altre vessazioni che ognuno di noi subisce quotidianamente come sacrificio necessario alla lotta anti evasione. Continua a leggere

Il vero costo della corruzione

Pochi giorni fa il procuratore generale aggiunto della Corte dei Conti, Maria Teresa Arganelli, ha affermato che la corruzione in Italia vale circa 60 miliardi di euro, che nell’anno 2011 sono state inflitte condanne in primo grado solo per 75 milioni di euro e che il 50% dell’intero giro economico della corruzione in Europa è prodotto dall’Italia.

Questi dati sono logicamente preoccupanti e raccapriccianti, ma visto che io sono un guastafeste abilissimo, vorrei dire che i danni reali della corruzione sono di gran lunga peggiori di questo, pur terribile, calcolo. Continua a leggere